L'intervista di Chris Jericho (WWE) a Duff McKagan (24 agosto 2017)!

Talk is Jericho: 30 years of GN'R with Duff McKagan – podcast registrato il 24 agosto e trasmesso il 6 settembre 2017, la prima intervista dettagliata che Duff ha rilasciato dall'inizio del Not in this Lifetime tour
Trascrizione e traduzione di IlariaGuns!.
English: Here & Here & Here!
Alberto E. Rodriguez/Getty Images for Fender Musical Instruments
5' Chris racconta che si è ritrovato nello stesso hotel con i GN'R; c'era anche Tadao, il bodyguard di Duff, e Duff spiega che sono sempre insieme e che sono diventati ottimi amici. È un tipo tranquillo e amichevole come tutti i polinesiani, ma quando ha visto Chris Jericho in hotel è andato in tilt, si è emozionato tantissimo (Duff l'ha capito perché l'ha visto muovere un sopracciglio).
Duff è seguito da Tadao (che è cugino di Kimo, il bodyguard di Slash, e ascolta Taylor Swift e Katy Perry) dalla data al Dodger Stadium dell'anno scorso; per i primi 6/7 mesi del tour, il suo bodyguard era il caro amico biker Tim che poi però si è dovuto fermare per un infortunio.
12' A proposito della necessità di avere un bodyguard, Duff spiega che ci sono purtroppo fan ossessionati che li pedinano anche negli aeroporti – la responsabilità è anche delle compagnie aeree che vendono info sugli orari dei voli su cui viaggiano i GN'R.
15' Quando gli capita di avere problemi alla gola e difficoltà a cantare, c'è Melissa che fa da vocal coach e dà consigli su cosa fare (gli ha insegnato anche la postura ideale per cantare e reggere il basso contemporaneamente).
17'30 Un consiglio di Chris per cantare meglio è dormire tanto, e a questo proposito Duff racconta il suo tour de force dopo lo show di Tel Aviv – è dovuto tornare con urgenza a Seattle per andare dal dentista, e poi si è spostato a New York per lo show all'Apollo (nota: il concerto era iniziato tardi perché volevano che fosse già il 21 luglio, l'anniversario esatto di AfD). Ci tiene ad andare sempre dai suoi dottori ad esempio perché soffre di un soffio al cuore da quando era piccolo e ha problemi al naso causati dalla cocaina che ha usato in passato (si è già dovuto sottoporre a due interventi per questo), e dottori sconosciuti avrebbero reazioni pazzesche a vedere il suo stato.
24' Duff nei giorni liberi fa tanta palestra; si allena 7 giorni su 7, e suona 2/3 concerti da 3 ore alla settimana – solo 2/3 perché ci vuole tanto tempo a montare il palco, e negli stadi devono provvedere anche a piazzare le sedie; tanta gente non capisce come mai tutti questi giorni di pausa, ma il motivo è proprio questo.
27' Tornando al discorso bodyguard e sicurezza: a proposito del comportamento del pubblico, Duff paragona i concerti dei GN'R in Sudamerica e Italia a quelli di Justin Bieber. Spiega poi che sono partiti per il tour europeo tre giorni dopo il concerto di Ariana Grande a Manchester (e il promoter dello show allo Slane era lo stesso): il loro personale è ben addestrato (alcuni sono ex navy seals) e Duff non si preoccupa per se stesso quanto per i fan che in casi di pericolo non riuscirebbero a mettersi in salvo tanto facilmente quanto lui. La band e gli organizzatori hanno una grande responsabilità verso i fan.
31' Chris spiega che sono 30 anni esatti dal suo primo concerto dei GN'R (24 agosto 1987) e Duff racconta di quel tour con i Cult: avevano per la prima volta un tour bus (anche se vecchio di vent'anni), erano sempre senza soldi (Duff andava tra il pubblico a chiedere spiccioli "perché doveva fare una telefonata", e Chris racconta di aver visto Duff vendere le spille del suo giubbotto per 5 dollari l'una) e la crew era composta solo da due persone (tra cui McBob), ma Duff non era preoccupato perché era abituato ai tour con le band punk dove le cose andavano molto peggio. Nessuno all'epoca conosceva i GN'R ma, mentre “il pubblico dei Cult era un po' più rock and roll, quello dei Maiden [con cui i GN'R andarono in tour poco dopo] ci guardava come dire ‘chi diavolo sono questi str*nzi?' [risate]. Ma noi suonavamo comunque. Eravamo grati agli Iron Maiden per quel tour, abbiamo suonato un sacco davanti a gente che praticamente non ci conosceva. Eravamo stati in giro un anno, prima che Appetite for Destruction facesse il botto. Avevamo suonato a Londra e stavamo sfondando in Inghilterra. Avevamo riempito l'Hammersmith Odeon; si parla di 2.500 persone! Poi eravamo tornati in America e c'erano tipo tre persone a vederci, lì in prima fila che dicevano ‘siii, ecco la nostra band’ – ecco i nostri tre fan!”
Duff ricorda poi come, dopo il tour con gli Aerosmith, “le cose iniziarono a decollare. Uscì ‘Sweet Child O’ Mine’ e le tre [persone] diventarono 30 e poi 300, nel giro di un paio di settimane, giuro. Tremila… finché praticamente venivano tutti a vederci. Un periodo interessante".
44' Duff ricorda i primi tempi della band a Los Angeles, il Troubadour ("ha una capienza di tipo 220 persone, ma riempirlo all'epoca era considerata un'impresa"), la Hellhouse ("il nostro laboratorio!"), il suo lavoretto (vendeva per telefono forniture per ufficio). Lui e Steven facevano le prove tutti i giorni.
49' Quando Duff aveva risposto all'annuncio di Slash pensava che, dal nome, il chitarrista fosse un punkettone, e gli faceva strano, perché il punk era praticamente morto nel 1984 con l'arrivo di "quello schifo" dei nazi punk, gli oi, etc ("che poi arrivavano dalla periferia e non avevano niente da essere nazisti").
Steven aveva una batteria immensa, con un sacco di pezzi. Era nato per suonare la batteria. Duff e Izzy gli nascondevano i pezzi, finché gli era rimasta una batteria essenziale tipo quella dei Ramones, che è poi quella che si sente su AfD. Cercavano un certo groove e un certo ritmo. Duff pensava da batterista, non da bassista, e si era dovuto trasformare in un vero bassista per formare la sezione ritmica che lui e Steven volevano mettere insieme.
56' Chris chiede a Duff quali canzoni di AFD ha scritto: It's So Easy (registrata dopo che West Arkeen gli aveva mostrato l'accordatura aperta di mi, e poi fatta sentire ad Axl che l'aveva adorata), Paradise City (il testo), WttJ (i tre accordi dei versi, risalenti a una delle sue precedenti band punk). Si trattava comunque di un lavoro di squadra, e a Duff non piace definirle canzoni sue.
62' Ai tempi, la band non aveva certo un consulente d'immagine ("La nostra non era un'immagine, era un'anti-immagine"), erano proprio così come li vedevamo, bottiglie di Jack e tutto il resto. A proposito delle altre band che facevano parte della scena di Los Angeles negli anni ’80, Duff dice che i GN'R non ci tenevano particolarmente a essere accomunati a loro: “C'erano altre band — e non farò nomi ma... tutte quelle band... beh, una volta Hit Parader o qualche altro giornale aveva iniziato a farci un articolo sopra, e noi avevamo detto 'Non metteteci nella stessa categoria di quelli là'. Sapevamo chi era vero e chi non lo era".
67' Tra le band che all'epoca sembravano promettenti ma che purtroppo non ce l'hanno fatta, Chris e Duff ricordano i Jetboy di Todd Crew, caro amico di Duff scomparso nell'87.
69' Duff usa ancora praticamente la stessa attrezzatura che usava nell'87. Solo una decina di anni fa si è messo a studiare bene il basso e ad approfondire la teoria della musica; per il resto, ha sempre imparato suonando. Oggi, prima di ogni show, suona per tipo due ore, cosa che in passato non aveva mai fatto.
73' Chris gli chiede come si trova a suonare i pezzi vecchi della band e, a proposito delle canzoni di Chinese Democracy (alla cui registrazione né Duff né Slash hanno partecipato, e che Duff ha imparato a suonare quando è tornato nei Guns N’ Roses), Duff dice: “È grandioso [suonarle]. Axl ci ha messo tanto in quel disco. Per me e Slash è stata una sfida, del tipo ‘e adesso queste come facciamo a farle nostre?’ Perché le dobbiamo suonare, adesso; le dobbiamo fare nostre. Quindi le abbiamo imparate e abbiamo iniziato a suonarle con Frank [Ferrer] e poi con Rich [Fortus]".
McKagan dice che hanno imparato “diverse” canzoni di Chinese Democracy, ma quali suoneranno dipende dalla setlist di ogni concerto.
Jericho chiede a Duff qual è la canzone per lui più difficile da suonare ogni sera. Dopo aver spiegato che basso e batteria sono comunque gli strumenti più difficili da suonare in una band perché si devono sempre sentire – belli i tempi dei Loaded quando suonava la chitarra ritmica! – Duff spiega che sono le parti brevi le più impegnative, ad esempio l'attacco del basso in “Sweet Child O’ Mine”: “Non puoi sbagliarlo. Arrivati a quel punto, ti stanno ascoltando tutti e devi farlo bene".
79' Chris chiede a Duff se, ai tempi, aveva partecipato anche lui alla scelta della copertina per AfD: il disegno l'aveva proposto Axl e gli altri l'avevano trovato perfetto.
81' Jericho chiede a Duff cosa ne pensa del fatto che, dopo trent'anni, Appetite faccia ancora notizia: “Forse per me, essendo all'interno della band, è impossibile rispondere. Mi è impossibile vedere la band come la vedono gli altri dall'esterno. Ti dico che, quando l'ho riascoltato prima di andare a fare le prove, all'inizio del tour, mi dicevo ‘Oh… ma questo disco spacca’. L'energia la senti proprio; il disco ha catturato alla perfezione ciò che era la band".
84' E qual è la canzone preferita di Duff su AFD? Quando suonano My Michelle, gli piace molto; ma poi suonano Out ta get me, e gli piace molto anche quella; e poi Nightrain, che gli fa tornare in mente tanti ricordi divertenti...
A proposito del ‘Not in This Lifetime’ tour, Duff dice che ogni sera Axl continua a fare battute che solo i membri della band possono sentire: “Sai, abbiamo addosso gli in-ear, e [Axl] passa il tempo a raccontare fantastiche barzellette. Stende tutti. Io stesso mi definisco un umorista, un giullare, ma lui mi batte”.
A proposito dell'esperienza del frontman con gli AC/DC (Duff, Slash e signore gli avevano fatto una sorpresa volando a Londra per vederlo, e Duff era tornato a vederlo anche a Cleveland), Duff dice che Axl era nervoso, ma che “ha fatto un lavoro pazzesco. Dopo che aveva fatto le prove con loro diceva ‘Non lo so…’ Ma che cavolo, sei stato grande! ‘Oh, non lo so, non lo so’. Ma noi lo sapevamo".
88' Essendo entrambi originari di Seattle, Jericho chiede a Duff di Chris Cornell. Duff non ha parole: "Mia figlia Mae e la figlia di Chris, Lily, sono nate a due settimane di distanza [nel luglio 2000]. Io e Susan [Holmes, la moglie di Duff] all'epoca vivevamo a Seattle. Susan Silver [la ex moglie di Cornell] era incinta nello stesso periodo della mia Susan, e li frequentavamo spesso quando le ragazze erano appena nate. E poi gli Audioslave si sono formati nello stesso periodo dei Velvet Revolver, e abbiamo anche fatto concerti insieme".
Duff definisce il suicidio di Cornell "scioccante", e ammette di aver "avuto qualche episodio di depressione negli ultimi sette/otto anni. Così, dal nulla. Non sono così. Ma ho sofferto di attacchi di panico da quando avevo sedici anni, e mi hanno sempre detto che si tratta di una sottospecie di depressione. Ma io non sono depresso. Ho qualche attacco di panico, capitano nei posti più strani, e ormai ho imparato ad affrontarli. Quando ti capitano, ti sembra di morire, ma già a vent'anni avevo capito che non sarei morto per un attacco di panico".
McKagan ricorda un episodio particolare grazie al quale si rese conto della gravità della sua situazione: "Circa cinque anni fa, ero al cinema con Susan e la mia poltrona sprofondò di un metro e mezzo. Mi guardai intorno, pensavo che fosse successo qualcosa tipo un terremoto. Invece no, fu un attacco di depressione. E non potevo vivere così. Usciti dal cinema, tremavo. È difficile spiegare cosa si prova. Mia moglie mi portò a casa, feci delle telefonate, ed era proprio depressione. Poi passò. Andai a farmi vedere, e poi ebbi un paio di altri episodi simili".
Duff dice di non soffrire di "depressione cronica" (ha solo degli attacchi), ma comprende la sensazione di disperazione e di impotenza che Cornell e il cantante dei Linkin Park, Chester Bennington, che si è ucciso lo scorso luglio, devono aver provato prima di decidere di togliersi la vita: "Se c'è di mezzo la depressione, non sai come può andare a finire. E in nessun caso ho intenzione di giudicarli. Sono stato dipendente da alcol e droghe, non tocca a me giudicare. Ma se c'era di mezzo la depressione, allora è una cosa seria, e la capisco.
"Quando sono sprofondato di un metro e mezzo in quel cinema, sentivo di non poter vivere così. Non riesci a respirare, a mangiare, non riesci ad avere il controllo su nulla. Che io poi sono un tipo tenace. Penso positivo, ho dei principi, ho le arti marziali, sono un padre. Ma quando ero depresso, tutto questo non contava. Non potevo essere niente di tutto questo; non potevo essere niente".

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